Outlander ottava e ultima stagione
Recensione a cura di: Umberto Visani
Genere: drammatico, avventura, fantastico, sentimentale, storico
Paese di produzione: Stati Uniti d’America, Regno Unito
Piattaforma di distribuzione in Italia: Sky / NOW
Episodi/Durata: 91 episodi totali, durata 51–88 minuti
Casa di produzione: Sony Pictures Television, Left Bank Pictures
Ideatore: Ronald D. Moore
Produttori: Maril Davis, Ronald D. Moore, Ira Steven Behr
Cast principale: Caitríona Balfe, Sam Heughan, Tobias Menzies, Sophie Skelton, Richard Rankin, John Bell, Duncan Lacroix, César Domboy, Lauren Lyle, Caitlin O’Ryan, Grant O’Rourke, David Berry, Graham McTavish
Trama:
Mentre la Guerra d’Indipendenza americana entra nella sua fase decisiva, Claire e Jamie Fraser si ritrovano ancora una volta travolti dalla Storia. Le alleanze cambiano, il conflitto si espande e vecchie profezie tornano a incombere sul destino della famiglia Fraser. Lo storico Randall aveva infatti predetto la morte di Jamie in una specifica battaglia del conflitto americano, e l’intera stagione sembra avanzare verso quel momento inevitabile, sospesa tra fatalismo e speranza.
Intorno ai protagonisti, le traiettorie dei personaggi costruite nel corso degli anni convergono progressivamente verso una conclusione che intreccia memoria, amore, guerra e tempo, mentre il passato scozzese continua a vivere anche a migliaia di chilometri dalle Highlands.
Cosa ne penso (pochi spoiler):
Quando iniziai Outlander, lo feci insieme ai miei genitori. Era una serie che sembrava parlare direttamente a qualcosa che avevo dentro da sempre: l’amore per la Scozia, nato durante il primo viaggio fatto lì nel 1990 e mai sopito. Col tempo, però, Outlander è diventata molto più di una semplice serie televisiva: mi ha accompagnato negli anni, attraversando il tempo anche nella mia vita personale, proprio come fanno Claire e Jamie: persone, epoche, affetti differenti, ma sempre lo stesso filo rosso a tenere insieme tutto.
L’ottava stagione possiede una consapevolezza particolare: quella delle opere che sanno di stare arrivando alla fine. Ogni dialogo, ogni ritorno, ogni scelta sembra carico del peso accumulato in anni di racconto. Non c’è più la freschezza quasi avventurosa delle prime stagioni scozzesi, né il senso di scoperta iniziale; c’è invece qualcosa di più maturo e malinconico, quasi elegiaco. La serie non corre verso il finale: vi si avvicina lentamente, come chi conosce il valore della memoria.
L’intera stagione sembra avanzare verso la Battaglia di Kings Mountain, sulla quale incombe la previsione dello storico Frank Randall, che nei suoi studi aveva indicato proprio lì la morte di Jamie Fraser. Ma Outlander, da sempre, gioca sul rapporto fra Storia e destino: ciò che è scritto può forse compiersi, oppure essere piegato dall’amore, dalla volontà e da quella misteriosa crepa nel tempo che la serie non ha mai smesso di evocare.
Outlander gioca magnificamente con questa idea: il tempo è davvero immutabile? Gli eventi sono già scritti? Oppure esiste uno spazio minimo, umano, fragile, in cui il destino può ancora essere incrinato? È la stessa domanda che attraversa tutta la serie fin dall’inizio, sin da quando Claire attraversa le pietre e scopre che conoscere il futuro non significa necessariamente poterlo dominare.
E proprio qui emerge il lato più bello di questa stagione: il suo rapporto con la Scozia. Perché sì, paradossalmente di Scozia se ne vede poca. Le Highlands appartengono ormai al ricordo, alla distanza, quasi al mito. Eppure la Scozia è ovunque. È in Jamie, nel suo modo di guardare il mondo, nella sua irriducibile fierezza giacobita. È negli altri scozzesi emigrati oltreoceano, uomini che si ritrovano a migliaia di chilometri di distanza a combattere ancora una volta contro l’antico nemico inglese, Ye Aulde Enemy.
In questo senso, Outlander continua a parlare della Scozia anche quando non la mostra più. La patria diventa memoria incarnata, identità interiore, non è più geografia, è destino.
C’è inoltre una qualità profondamente crepuscolare in questa stagione. I personaggi sembrano vivere dentro una lunga preparazione all’addio, ma senza disperazione. Piuttosto con quella malinconia composta che appartiene alle opere consapevoli del tempo trascorso. E il tempo, del resto, è sempre stato il vero protagonista di Outlander.
Forse non tutto possiede l’intensità assoluta delle prime due stagioni ambientate attorno a Culloden — difficilmente sarebbe stato possibile — ma questa conclusione riesce comunque in qualcosa di raro: dare l’impressione che il viaggio abbia avuto un senso. E oggi, in un panorama seriale spesso incapace di chiudere davvero le proprie storie, non è poco.
La serie piacerà a:
A chi ha amato il lungo percorso emotivo di Claire e Jamie. A chi cerca una chiusura coerente. A chi continua a sentire il fascino della Scozia anche quando essa sopravvive solo nella memoria dei personaggi.
La serie non piacerà a:
A chi sperava in un ritorno pieno alle atmosfere delle Highlands delle prime stagioni. A chi cerca ritmo frenetico e continui colpi di scena. A chi non ama le conclusioni elegiache e riflessive.
A chi sperava in un ritorno pieno alle atmosfere delle Highlands delle prime stagioni. A chi cerca ritmo frenetico e continui colpi di scena. A chi non ama le conclusioni elegiache e riflessive.
Punti forti della serie:
La maturità emotiva della scrittura. L’uso del destino come tensione narrativa costante. La capacità di mantenere viva l’identità scozzese anche lontano dalla Scozia. Il senso di chiusura e compimento.
La maturità emotiva della scrittura. L’uso del destino come tensione narrativa costante. La capacità di mantenere viva l’identità scozzese anche lontano dalla Scozia. Il senso di chiusura e compimento.
Punti deboli della serie:
Alcuni passaggi soffrono inevitabilmente del peso accumulato da molte stagioni. La componente americana, pur ben gestita, non possiede sempre il fascino mitico delle origini scozzesi.
Alcuni passaggi soffrono inevitabilmente del peso accumulato da molte stagioni. La componente americana, pur ben gestita, non possiede sempre il fascino mitico delle origini scozzesi.



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