28 anni dopo - Il tempio delle ossa (2026) Arancia Meccanica 2.0

 

locandina del film 28 anni dopo - Il tempio delle ossa

Recensione a cura di: Roberto Terzaroli

Titolo originale: 28 Years Later: Part II: The Bone Temple
Casa di produzione: Columbia Pictures, DNA Films, Decibel Films
Piattaforma di distribuzione in Italia: Prime Video (acquisto/noleggio), Apple TV, Google Play, Netflix
Genere: Horror, Fantascienza, Thriller
Durata: 109 minuti
Regia: Nia DaCosta
Sceneggiatura: Alex Garland
Cast: Cillian Murphy (Jim), Alfie Williams (Spike), Aaron Taylor-Johnson (Eben), Jodie Comer (Kaye), Ralph Fiennes (Il Dottore), Jack O'Connell (Jimmy Crystal), Erin Kellyman (Mindy)

Trama:

La storia segue Spike, superstite del capitolo precedente, che finisce nelle mani di una setta e viene trascinato in un mondo di violenza rituale e delirio collettivo. Parallelamente, il dottor Ian Kelson vive isolato nel Tempio delle Ossa, dove studia Samson, un infetto “Alfa” dotato di capacità cognitive anomale. Il rapporto tra i due diventa sempre più ambiguo e simbolico.



Cosa ne penso (no spoiler): 
 
Ero speranzoso, a differenza di molti, sul passaggio di regia da Danny Boyle a Nia DaCosta, per via dello stile eccessivamente caotico del capitolo precedente e del passaggio a uno stile di ripresa più pulito e minimalista, ma "28 anni dopo - Il tempio delle ossa" è un esperimento riuscito ancor meno del precedente, che in confronto è quasi un bel film. Senza fare spoiler, per due terzi buoni della pellicola tutta la narrazione è incentrata sulla banda di adoratori del "vecchio caprone", di cui c’era breve menzione nel capitolo precedente, e assistiamo a un sequel vero e proprio di Arancia Meccanica in stile post-apocalittico, praticamente un altro film. Nella parte restante, che porta poi a conclusione il capitolo, si sposta tutto sul frangente della fede e della filosofia, con scene veramente assurde, teatrali e da cinema di serie B di fascia bassa, ovviamente però con estetica hollywoodiana, il che rende il tutto ancora più assurdo, se vogliamo. L’unica luce nel buio di questo futuro dove tutto è perduto è l’interpretazione di Ralph Fiennes, sempre sul pezzo, purtroppo ridicolizzato da una sceneggiatura, devo dire, scritta coi piedi, e mi dispiace davvero molto perché Alex Garland ci ha regalato grandi perle.
L’infetto diventa una creatura da salvare e questo può anche essere un simbolismo trasversale abbastanza interessante, ma il rapporto che si crea fra il dottore e l’infetto Alpha ha qualcosa di decisamente singolare e ambiguo, con sfumature abbastanza trash.
Il film comunque si chiude con il collegamento diretto al terzo capitolo, che speriamo sia l’ultimo vista l’aria che tira, ma, dai tempi che corrono, c’è da aspettarsi di tutto. Purtroppo.
È una moda ormai consolidata portare avanti franchise che hanno fatto la storia del cinema con storie assurde e poco coinvolgenti, che non fanno altro che rovinare la memoria dei tempi che furono; forse, a volte, sarebbe il caso di mettere la parola fine e intraprendere nuovi progetti.

Il film piacerà a:
Chi apprezza il genere torture horror condito da simbolismi filosofici. Qui d'infetti c'è solo l'ombra a dire la verità.

Il film non piacerà a:
Chi cerca un horror a tema post-apocalittico con sceneggiatura decente e stile frenetico.

Pregi:
L’interpretazione di Ralph Fiennesm, sempre straordinario.

Difetti:
L'intera pellicola, con l'eccezione di Ralph Fiennesm.

Giudizio finale:
lo consiglio?






Recensione a cura di: Roberto Terzaroli

 

 
 

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