AGATA CHRISTIAN - DELITTO SULLE NEVI (2026)

 

locandina del film AGATA CHRISTIAN - DELITTO SULLE NEVI 2026

Recensione a cura di: Umberto Visani

Genere: commedia, poliziesco, giallo
Paese di produzione: Italia
Durata: 109 minuti
Regia: Eros Puglielli
Produttori: Mattia Guerra, Tommaso Arrighi
Casa di produzione: Medusa Film, BeWater Film
Cast: Christian De Sica (Christian Agata), Lillo Petrolo (Brigadiere Vanni Cuozzo), Paolo Calabresi (Appuntato Tarda), Maccio Capatonda/Marcello Macchia, Giorgio Colangeli, Sara Croce, Chiara Francini, Marco Marzocca, Enzo Paci, Alice Pagani, Ilaria Spada, Tony Effe

Trama:

Agata Cristian (Christian De Sica), investigatore eccentrico e celebre per i suoi casi mediatici, viene invitato nella villa di un magnate dell’industria dell’intrattenimento per svolgere il ruolo di testimonial e sponsor del lancio di un nuovo gioco da tavolo investigativo. L’evento riunisce familiari e vari ospiti selezionati, tutti coinvolti nella presentazione ufficiale. Ma durante la serata, ciò che nasce come operazione commerciale si trasforma in tragedia: il padrone di casa viene trovato morto. La finzione del gioco lascia il posto alla realtà del delitto, e Agata Cristian si ritrova costretto — questa volta non per contratto ma per vocazione — a indagare. Tra alibi costruiti, rivalità nascoste e segreti personali, l’investigatore dovrà distinguere ciò che è messa in scena da ciò che è autentico, conducendo l’inchiesta verso la tradizionale resa dei conti finale.


Cosa ne penso (no spoiler):

Sono andato a vedere Agata Cristian con ottime sensazioni. L’idea di una parodia dichiarata del giallo classico, in un’epoca in cui molti prodotti sedicenti “di genere” sembrano aver smarrito la grammatica fondamentale del mystery, mi appariva promettente. E, infatti, il film mantiene ciò che promette: dimostra che la parodia, quando nasce da conoscenza autentica e non da dileggio superficiale, può diventare una forma di comprensione superiore del modello a cui si ispira.
Il paradosso — e insieme il merito più grande dell’operazione — è che questa commedia centrata sull’ironia riesce a cogliere lo spirito di Agatha Christie e del giallo classico molto più di numerose opere contemporanee che si autodichiarano come eredi dirette della tradizione. Basti pensare a certi film recenti, come Knives Out o alcune serie tipo Seven Dials, che ambiscono a reinventare il giallo ma finiscono spesso per tradirne l’essenza, sostituendo l’architettura logica con il virtuosismo di superficie.
Il regista Eros Puglielli e gli altri sceneggiatori, invece, mostrano di aver compreso una verità elementare e insieme rarissima: il giallo classico non è un genere di trovate, ma di struttura. È una forma matematica prima ancora che narrativa. E, sotto la patina comica, infatti, Agata Cristian possiede una costruzione rigorosa che riprende la tipica fase di esame degli indiziati come nei romanzi di Agata Christie e di altri autori dell’epoca. Si ride, certo — e spesso — ma non si ride mai contro il meccanismo, si ride dentro il meccanismo.
L’interpretazione di De Sica è un altro elemento decisivo. Evita con intelligenza la scorciatoia della macchietta e preferisce disegnare un investigatore istrionico ma non farsesco, eccentrico ma non ridicolo. Il suo Agata Cristian sembra consapevole di appartenere a una tradizione e, proprio per questo, gioca con essa con eleganza. È una figura che porta con sé l’eco deformata ma riconoscibile degli investigatori classici — un’eredità stilistica filtrata attraverso la lente dell’umorismo: chapeau.
Il film possiede inoltre una qualità sempre più rara: il senso della misura. Non allunga inutilmente le gag, non forza la mano, non trasforma ogni scena in una battuta. Sa quando fermarsi, quando lasciare spazio al silenzio e permettere alla tensione di agire. Ed è proprio in questi momenti che si percepisce quanto l’operazione sia consapevole.
In definitiva, Agata Cristian dimostra qualcosa che molti autori contemporanei sembrano aver dimenticato: per rinnovare un genere bisogna prima capirlo, per farne parodia occorre conoscerne ogni singolo stilema. E qui il genere non viene tradito, ma smontato con affetto, studiato, ricostruito e restituito allo spettatore in forma ludica ma lucidissima. È un omaggio che passa attraverso l’ironia e proprio per questo risulta più fedele di tante imitazioni asseritamente “serie”.
 
Il film piacerà a:
A chi apprezza la commedia intelligente, capace di unire divertimento e costruzione narrativa.

Il film non piacerà a:
Chi cercasse un film fatto unicamente di battute e gag.

Pregi:
De Sica, Lillo e Maccio Capatonda molto ispirati. Trama ben ideata, finemente parodistica.

Difetti:
Un inizio forse leggermente lento prima dell’arrivo nella magione.

Lo consiglio?







Recensione a cura di: Umberto Visani
 



 
 


Commenti

  1. Grazie per questa approfondita recensione , andrò a vederlo proprio perché da come la descrive è stimolante intellettualmente ,non è la solita commedia banale fatta di gag e battutine viste e riviste.

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