UNA DI FAMIGLIA (2026)
Recensione a cura di: Umberto Visani
Titolo originale: The Housemaid
Genere: Thriller, drammatico
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Durata: 131 minuti
Regia: Paul Feig
Produttori: Paul Feig, Laura Fischer, Todd Lieberman, Sydney Sweeney, Will Greenfield, Alexander F. Young, Amanda Seyfried, Kelli Konop
Casa di produzione: Hidden Pictures
Cast: Sydney Sweeney (Millie Calloway), Amanda Seyfried (Nina Winchester), Brandon Sklenar (Andrew Winchester), Michele Morrone (Enzo), Elizabeth Perkins (Evelyn Winchester), Megan Ferguson (Jilianne), Don DiPetta (Jenkins), Mark Grossman (Scott)
Trama:
Millie (Sydney Sweeney), giovane donna con un passato non perfettamente lineare e una situazione economica precaria, cerca lavoro come domestica presso una villa elegante, entrando al servizio della famiglia Winchester. La padrona di casa, Nina (Amanda Seyfried), è volubile e imprevedibile, alterna gentilezze a crudeltà da psicopatica. Andrew, marito di Nina, appare centrato ma subisce il fascino di Millie, la quale si trova così intrappolata in una quotidianità ambigua. Mentre l’equilibrio tra i membri della casa si incrina e i comportamenti si fanno sempre più sospetti, emergono verità nascoste che mettono in discussione ruoli e percezioni.
Cosa ne penso (senza spoiler):
Sono andato a vedere Una di Famiglia con aspettative sinceramente miste. Da un lato speravo che potesse essere una sorta di nuovo Amore Bugiardo – film notevolissimo di alcuni anni fa, che ebbi modo di recensire proprio su Il Cineribelle, e che resta un esempio perfetto di thriller domestico contemporaneo, capace di fondere scrittura, tensione e perversione del quotidiano.
Dall’altro lato, però, conoscevo vagamente l’autrice da cui è tratto il film e temevo la trappola in cui cadono ormai da circa due decenni molti thriller britannici moderni: testi che sembrano prodotti in serie, con la stessa intelaiatura narrativa, la stessa ansia da “colpo di scena” forzato, lo stesso gioco su identità fragili e passati nebulosi di cui il lettore sa poco o nulla. Una cifra autoriale piuttosto stucchevole diventata quasi automatica, lontanissima dalla maestria del giallo classico.
Ecco: come temevo, siamo nel secondo caso. Una di Famiglia è un thriller costruito con l’intento di funzionare, e funziona, ma è come se fosse più innamorato del meccanismo che della sostanza. La tensione nasce non da ciò che accade, ma dall’attesa che accada il ribaltamento previsto: è tutto calibrato per condurre lo spettatore verso un punto che, pur senza essere scontato in senso stretto, appare spesso telefonato nella sua logica strutturale.
Il problema, inoltre, è la durata: 131 minuti sono troppi per una storia di questo tipo. Ci sono fasi dilatate, lente, in cui la sceneggiatura gira su sé stessa senza aggiungere vera densità, affidandosi a una lentezza che non è atmosfera ma mero riempitivo.
La seconda parte, poi, devia a tratti verso un gusto quasi grand-guignolesco, con un personaggio che tende a scivolare nella macchietta: scelta che sembra anche funzionale a compiacere una moderna fissazione narrativa e ideologica che non nomino per non rovinare la sorpresa ma che rende il film meno elegante e meno inquietante.
Resta, però, un aspetto indiscutibile: Amanda Seyfried e Sydney Sweeney sono bravissime, sorreggono il film, lo rendono intenso anche quando la scrittura non brilla. Se il film possiede una vera forza, è nelle loro interpretazioni e nella chimica perturbante tra i due personaggi.
Il film piacerà a:
A chi ama i thriller domestici moderni e le storie di manipolazione psicologica. A chi vuole vedere due attrici di grande livello reggere quasi da sole il peso dell’opera.
A chi ama i thriller domestici moderni e le storie di manipolazione psicologica. A chi vuole vedere due attrici di grande livello reggere quasi da sole il peso dell’opera.
Il film non piacerà a:
Chi ama gialli più classici e non sopporta colpi di scena basati su “passati nascosti” e crisi identitarie costruite a tavolino.
Pregi:
Le interpretazioni delle due protagoniste, notevoli. Alcune sequenze hanno un buon senso di tensione domestica e claustrofobia psicologica.
Le interpretazioni delle due protagoniste, notevoli. Alcune sequenze hanno un buon senso di tensione domestica e claustrofobia psicologica.
Difetti:
La sceneggiatura è derivativa e troppo legata a meccanismi narrativi ormai inflazionati. Durata eccessiva per ciò che racconta. Seconda parte con momenti sopra le righe e un personaggio che tende alla caricatura.
La sceneggiatura è derivativa e troppo legata a meccanismi narrativi ormai inflazionati. Durata eccessiva per ciò che racconta. Seconda parte con momenti sopra le righe e un personaggio che tende alla caricatura.
Lo consiglio?



Avere una recensione così curata e analitica è una garanzia su che aspettative avere su un film ...grazie è un piacere leggerle
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