Outlander - Stagione 1-7
Recensione a cura di: Umberto Visani
Genere: drammatico, avventura, fantastico, sentimentale, storico
Paese di produzione: Stati Uniti d’America, Regno Unito
Piattaforma di distribuzione in Italia: Sky / NOW
Episodi/Durata: 91 episodi totali, durata 51–88 minuti
Casa di produzione: Sony Pictures Television, Left Bank Pictures
Ideatore: Ronald D. Moore
Produttori: Maril Davis, Ronald D. Moore, Ira Steven Behr
Cast principale: Caitríona Balfe, Sam Heughan, Tobias Menzies, Sophie Skelton, Richard Rankin, John Bell, Duncan Lacroix, César Domboy, Lauren Lyle, Caitlin O’Ryan, Grant O’Rourke, David Berry, Graham McTavish
Trama:
Claire Randall, infermiera inglese reduce dalla Seconda guerra mondiale, durante un soggiorno in Scozia attraversa un cerchio di pietre megalitiche e viene catapultata nel XVIII secolo. È il 1743: le Highlands sono percorse da tensioni politiche e claniche che preludono alla rivolta giacobita. Costretta a sopravvivere in un’epoca che non è la sua e percepita come “Sassenach”, inglese, Claire si ritrova coinvolta negli eventi storici che porteranno alla ribellione del 1745-1746 e al ventennio successivo, mentre intreccia il proprio destino innamorandosi di Jamie Fraser, giovane scozzese profondamente legato alla sua terra e alla causa del suo popolo.
Cosa ne penso (pochi spoiler):
Mi sono avvicinato ad Outlander pervaso dall’amore per la Scozia che nutro dalla prima volta che vi andai con i miei genitori nel 1990 e che da allora non mi ha mai abbandonato.
Nelle sue prime stagioni, Outlander riesce in qualcosa di raro: trasformare la Storia in esperienza vissuta e incarnata, senza limitarsi a usare il passato come sfondo esotico, ma assumendolo a destino, a forza che plasma le scelte e gli affetti.
La Scozia qui non è mai cartolina. È terra aspra, magica e crudele al tempo stesso, abitata da un senso del sacro che non passa per le chiese ma affonda in un passato molto più ctonio e primigenio, fatto di pietre megalitiche, Fairies e comunità di destino. Proprio le pietre attraverso cui Claire compie il salto temporale non sono un semplice espediente narrativo ma sono soglie, luoghi di passaggio in cui il tempo smette di essere lineare e si fa circolare. Attraversarle significa perdere l’orientamento, rinunciare a un’identità stabile, accettare di essere stranieri in terra straniera giungendo in un altro tempo.
Le prime due stagioni trovano il loro centro tragico nella ribellione giacobita e nel suo epilogo annunciato. Qui Outlander compie una scelta narrativa di grande maturità: non cerca di riscrivere la Storia, ma la guarda in faccia. Culloden incombe come un’ombra costante, una condanna già scritta che solo lo spettatore e Claire conoscono fino in fondo. E proprio in questo scarto nasce la tragedia.
Culloden, infatti, nei pressi di Inverness, rappresentò l'ultimo atto della rivolta giacobita e venne combattuta come uno scontro già segnato, dove il ruolo assunto dai "morituri" che ne calcarono il campo fu essenzialmente e consapevolmente testimoniale. Non potendo garantire un presente di libertà al loro Paese, i capi dei principali clan scozzesi scrissero una pagina di sangue e gloria che avrebbe potuto alimentare storia e memoria nazionali, e proiettarle nel futuro.
In questo senso, Jamie e i suoi compagni non sono eroi romantici, ma figure che incarnano un’idea di onore ormai incompatibile con il mondo moderno che sta arrivando. Claire, testimone venuta dal futuro, porta con sé il peso insopportabile di sapere che nulla potrà essere cambiato davvero. La Storia non si piega all’amore, e questo rende il racconto ancora più struggente.
Dal punto di vista formale, le prime stagioni sono sorrette da una scrittura solida, da un ritmo che sa rallentare quando serve e da una messa in scena che rispetta la gravità degli eventi. La violenza non è mai estetizzata, la sconfitta non è mai edulcorata. Outlander non celebra la Scozia come mito innocuo, ma come ferita aperta che continua a parlare attraverso il tempo, a chi sa ascoltare.
Dopo il cuore tragico delle prime due stagioni, Outlander cambia inevitabilmente pelle. La sconfitta di Culloden non è solo un evento storico: è una frattura narrativa e simbolica da cui la serie non può tornare indietro. Da quel momento in poi, il racconto si apre e si disperde, seguendo Claire e Jamie in un’esistenza segnata dall’esilio, dalla separazione e dalla necessità di reinventarsi.
Le stagioni ambientate tra il XVIII e il XX secolo spostano il baricentro dalla tragedia collettiva alla resistenza privata: la Storia continua a essere presente, ma come pressione costante più che come destino ineluttabile. La Francia, i Caraibi, l’America coloniale diventano nuovi teatri in cui l’identità scozzese sopravvive. Jamie resta profondamente giacobita anche quando la causa è apparentemente morta, così come Claire rimane straniera anche quando sembra essersi adattata.
Ora che l’ultima stagione, l’ottava, deve ancora arrivare, è chiaro che la serie si avvia a una chiusura che non potrà più essere storica, ma esistenziale. Non si tratterà di vincere battaglie o cambiare il corso degli eventi, ma di capire cosa resta — dell’amore, della memoria, di una patria perduta — quando il tempo ha già fatto il suo lavoro. In questo senso, Outlander si prepara a concludersi non come epopea, ma come lunga elegia.
La serie piacerà a:
A chi sente un legame profondo con la Scozia, la sua storia, la sua magia. A chi cerca una serie capace di unire amore, politica e destino in maniera non banale.
La serie non piacerà a:
A chi rifiuta una forte componente sentimentale. A chi pretende spiegazioni razionali del viaggio nel tempo.
A chi rifiuta una forte componente sentimentale. A chi pretende spiegazioni razionali del viaggio nel tempo.
Punti forti della serie:
La Scozia come luogo vivo, non decorativo. La capacità di trasformare una sconfitta storica in memoria condivisa, inserendovi una vicenda d’amore molto intensa.
La Scozia come luogo vivo, non decorativo. La capacità di trasformare una sconfitta storica in memoria condivisa, inserendovi una vicenda d’amore molto intensa.
Punti deboli della serie:
Un lieve indebolimento tematico nelle stagioni successive, specialmente quando le vicende si spostano parzialmente in America.
Un lieve indebolimento tematico nelle stagioni successive, specialmente quando le vicende si spostano parzialmente in America.



Sentita e dettagliata analisi di questa serie ....personalmente mi ha toccato il tema del salto temporale di Claire attraverso le pietre , descritte come soglie , e a ciò che comporta attraversarle : perdita dell' orientamento ,rinunciare ad un' identità stabile , " tema valido in ogni ambito della nostra vita , se sì è disposti a correre il rischio di attraversare quelle porte ,certo non sai cosa ti aspetta dall' altra parte ,ma potrebbe essere una magia meravigliosa".
RispondiEliminaHo apprezzato anche come abbia colto anche il lato più selvaggio di queste terre scozzesi ... Amore incondizionato dell' autore della recensione per la Scozia, terra piena di mistero.
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