LE REGOLE DI JENNY PEN (2025) La follia al comando

   

locandina del film le regole di jenny pen 2025

   

Recensione a cura di: Roberto Terzaroli

Titolo originale: The Rule of Jenny Pen
Piattaforma di distribuzione in Italia: Midnight Factory / Amazon Prime Video (noleggio)
Genere: thriller-horror psicologico
Durata: 103–104 minuti
Casa di produzione: Light in the Dark Productions, Blueskin Films
Regia: James Ashcroft
Sceneggiatura: James Ashcroft, Eli Kent
Cast: Geoffrey Rush (Stefan Mortensen), John Lithgow (Dave Crealy)

Trama:

Il giudice Stefan Mortensen, a seguito di un ictus, viene affidato alle cure di una casa di riposo per un lungo percorso di riabilitazione. Nella struttura farà la conoscenza di Dave Crealy, un anziano psicopatico sempre pronto a terrorizzare gli ospiti con gli ordini della sua bambola, Jenny Pen.


Cosa ne penso (no spoiler): 
 
Le regole di Jenny Pen, diretto da James Ashcroft, è un film denso di significato ma sicuramente non per tutti. Il ritmo a tratti lento, l'ambiente della casa di riposo, la malattia, la psicopatia e la demenza fanno di questa pellicola un'esperienza non facilmente digeribile per passare una serata. Nonostante questo, per chi lo apprezzerà parliamo di un'opera decisamente di spessore.
Si può riassumere tutto in un grande interrogativo: la giustizia è in mano ai sani o ai folli? E soprattutto è possibile sempre distinguere fra i due?
Le regole di Jenny Pen sovverte l'idea precostituita secondo cui la nostra società sia pilotata da un ordine giusto e illuminato che protegge il mondo dai fuorilegge. È un film decisamente scomodo, coraggioso e che si fa carico di una grande responsabilità nei confronti dello spettatore.
Il giudice Stefan Mortensen, interpretato da un magistrale Geoffrey Rush, una volta passato dall'aula dei processi alla casa di riposo, ribalta completamente il suo ruolo, trovandosi dall'altra parte della barricata, dove non è più la legge a comandare, ma la follia, la stessa che forse ha combattuto per l'intera durata del suo percorso lavorativo e che ha più volte condannato come opera di menti deviate e malvagie.
Ora a dettare le regole non sono più i suoi proclami ma le parole della bambola Jenny Pen, che ogni sera lo viene a trovare per torturarlo psicologicamente e fisicamente.
Si crea un vero gioco al massacro dove l'unico a comandare è l'anziano Dave Crealy che, attraverso il suo bambolotto, è il giudice simbolico della casa di riposo, il tribunale dei matti, dove finalmente spunta fuori l'ordine dal caos, un ordine senza empatia, senza pietà, in fondo, è brutto dirlo, non tanto diverso dalle regole del mondo. Ed è proprio questa la forza della pellicola. Il suo grande spunto di riflessione.
Possiamo dire di vivere in un mondo giusto? Chi comanda il mondo è sano di mente? Quanta psicopatia regna indisturbata sotto le vesti di chi afferma di decidere per il nostro bene?
A prima vista questo film potrebbe sembrare una semplice rappresentazione di un luogo triste, e in fondo è proprio la rappresentazione della nostra misera esistenza.
In ogni momento della vita ognuno di noi potrebbe trovarsi dall'altra parte della barricata, giudicato e non giudicante, in un tribunale ingiusto, un processo senza senso, o forse potremmo trovarci a condannare qualcuno e ad avere la coscienza pulita di aver agito per il bene comune contro il male dilagante che inquina le nostre vite. Ma in fondo è sempre così facile distinguere queste due istanze simboliche? Forse no. Perché la verità è che siamo tutti sia giudici che Jenny Pen.

Un film decisamente da non perdere, cari amici Cineribelli. Alla prossima recensione!

Il film piacerà a:
Chi apprezza pellicole dal ritmo lento ma con un profondo risvolto riflessivo

Il film non piacerà a:
Chi cerca dinamismo, ritmi frenetici e grandi colpi di scena. La pellicola fa leva principalmente sul senso di inquietudine sottile ma costante.

Pregi:
Le interpretazioni di Geoffrey Rush e del suo antagonista John Lithgow bastano da sole per rendere la visione obbligatoria.

Difetti:
A tratti la sceneggiatura è leggermente ridondante. Il finale, inoltre, è decisamente sottotono, con una sfumatura di incompiuto. Un aspetto forse voluto dal regista stesso.

Giudizio finale:
lo consiglio?



Recensione a cura di: Roberto Terzaroli


 

 
 

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