DISCLOSURE DAY (2026)

  

locandina del film disclosure day 2026


Recensione a cura di: Umberto Visani

Genere: azione, drammatico, fantascienza, thriller   
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Durata: 145 minuti   
Regia: Steven Spielberg
Produttori: Steven Spielberg, Kristie Macosko Krieger, Adam Somner, Chris Brigham   
Casa di produzione: Universal Pictures, Amblin Entertainment
Cast: Emily Blunt (Margaret Fairchild), Josh O’Connor (Daniel Kellner), Colin Firth (Noah Scanlon), Eve Hewson (Jane Blankenship), Colman Domingo (Hugo Wakefield), Wyatt Russell (Jackson), Henry Lloyd-Hughes (Casper Boyd), Michael Gaston (General Dobbs), Jim Parrack (Cop), Tommy Martinez (Dave) 

Trama:

Daniel Kellner (Josh O'Connor), analista informatico impiegato presso una società para-governativa, entra in possesso di prove che dimostrerebbero decenni di occultamento della presenza aliena sulla Terra. Deciso a rendere pubbliche le informazioni, si ritrova braccato da questa potente organizzazione intenzionata a mantenere il segreto. Parallelamente, Margaret Fairchild (Emily Blunt), meteorologa televisiva, inizia a manifestare inspiegabili capacità psichiche e una connessione apparentemente diretta con l'intelligenza non umana al centro della vicenda. Mentre i loro percorsi convergono, il mondo si avvicina a quello che molti chiamano "Disclosure Day": il giorno della rivelazione.




Cosa ne penso (pochi spoiler):

Mi sono avvicinato a Disclosure Day con aspettative molto alte. La cosiddetta "Disclosure" — il progressivo rilascio di informazioni riguardanti UFO, UAP e intelligenze non umane — è infatti un tema che seguo da anni e sul quale ho scritto più volte. Era quindi inevitabile che un film intitolato proprio Disclosure Day attirasse immediatamente la mia attenzione.
La prima sorpresa è che, almeno per buona parte della sua durata, il film non racconta affatto ciò che ci si potrebbe aspettare dal titolo. A parte un breve richiamo iniziale al caso Roswell, non siamo infatti in presenza né di un'invasione aliena né di un progetto governativo volto a preparare l'opinione pubblica alla rivelazione della presenza extraterrestre. Il governo americano, anzi, viene tenuto ai margini della vicenda. Al centro del racconto troviamo piuttosto una potente azienda semi-segreta che sembrerebbe aver gestito per decenni il fenomeno UFO, mantenendolo deliberatamente nascosto alle masse nella convinzione che determinate conoscenze possano risultare pericolose per la stabilità della società.
È una scelta narrativa interessante perché si allontana da molti cliché della fantascienza contemporanea. Non c'è il classico schema alla Independence Day, con flotte di astronavi in arrivo e l'umanità chiamata a una battaglia finale. Spielberg sembra invece interessato a qualcosa di più sottile e, forse, più inquietante.
Un elemento centrale è il personaggio della meteorologa interpretata da Emily Blunt, che a un certo punto si ritrova a trasmettere un messaggio in una misteriosa lingua aliena. Il contenuto di quel messaggio è apparentemente semplice: non bisogna avere paura di ciò che non si conosce. È una frase che attraversa l'intero film come una sorta di chiave interpretativa, suggerendo che il vero ostacolo sia il temere gli effetti della conoscenza.
Solo nella parte finale arriva quella che potremmo definire la vera "disclosure". Attraverso uno spiegone piuttosto esplicito — e, a mio avviso, non sempre perfettamente coerente con alcune suggestioni costruite in precedenza — il film prova a fornire delle risposte. Non entrerò nei dettagli per evitare spoiler, ma è proprio qui che emerge l'aspetto più interessante dell'opera.
Quello che Spielberg sembra voler suggerire non è tanto la presenza di civiltà extraterrestri pronte a manifestarsi apertamente, quanto la possibilità che esistano da tempo forme di intelligenza non umana che convivono silenziosamente accanto a noi. Entità capaci di mutare forma, di apparire ai testimoni secondo modalità differenti, di influenzare la percezione, creare falsi ricordi, comunicare selettivamente con alcuni individui e persino concedere capacità particolari a determinate persone.
È una visione che si avvicina più a certe interpretazioni parafisiche del fenomeno UFO che all'ipotesi extraterrestre classica. Non visitatori provenienti semplicemente da un altro pianeta, dunque, ma presenze che sembrano muoversi qui, sulla Terra, ai margini della nostra percezione della realtà, quasi volendoci tirare per la manica per ricordarci: "siamo già qui".
E, a ben vedere, è un'idea molto più inquietante di qualsiasi invasione aliena immaginata dal cinema tradizionale. Perché un'invasione appartiene al futuro e all'eventualità; una presenza silenziosa e già radicata nel nostro presente appartiene invece al presente e lo inonda di un forte dubbio. E il dubbio, spesso, è molto più perturbante della paura. 
 
Il film piacerà a:
A chi segue il tema UFO e la cosiddetta Disclosure. A chi ama la fantascienza di Spielberg più riflessiva che spettacolare. A chi è interessato alle implicazioni culturali e filosofiche del contatto con un'intelligenza non umana.

Il film non piacerà a:
A chi cerca un film d'invasione aliena classico. A chi desidera risposte definitive. A chi mal sopporta la commistione tra thriller, fantascienza e riflessione metafisica.

Pregi:
Tema estremamente attuale. Ottima interpretazione di Emily Blunt, da Oscar. Capacità di inserirsi nel dibattito contemporaneo sulla Disclosure senza risultare didascalico. Atmosfera di mistero ben costruita.

Difetti:
Alcune sequenze action risultano un po’ troppo lunghe.

Lo consiglio?







Recensione a cura di: Umberto Visani
 



 
 



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